0

La commissione Sanità ha chiamato a riferire i direttori dei pronto soccorso sardi e i direttori generali delle aziende sanitarie, in merito alla crisi dei servizi di emergenza-urgenza.

Risulta un quadro complesso, dove affiorano numeri che aiutano a capire il perché della crisi e consentono di ipotizzare soluzioni operative, come la telemedicina e il convenzionamento dei medici gettonisti, al di là del loro rapporto di lavoro (ormai prossimo alla conclusione) con le coop.

Luca Pilo, primario a Ozieri, ha parlato per primo toccando il tema della “fuga dalla professione. E in questo i gettonisti sono stati di aiuto perché si è creata una fortissima disparità a favore di colleghi molto meno preparati ma molto più pagati: 33 euro all’ora contro i 100 e passa. E’ stata così mercificata anche la professione più nobile, ormai i pronto soccorso sono un inferno dove otto ore di lavoro diventano dodici più il tempo passato al telefono per calmare il personale, fare i turni e gestire i familiari dei pazienti”. Per Giovanni Sechi (Alghero) “i gettonisti hanno tappato i buchi dei medici che mancano ma il primo problema è la mancanza di posti letto. Io ne ho uno ogni mille abitanti e sono costretto a ricoverare il meno possibile”.
A Carbonia e Iglesias la primaria Viviana Lantini è “costretta a coprire turni con i colleghi di altri reparti se non fosse che molto reparti sono stati chiusi. A Carbonia nel 2025 abbiamo avuto 18500 accessi in pronto soccorso, 11560 a Iglesias: c’è un enorme problema di informazione se la popolazione arriva con l’auto al pronto soccorso”.
Anche a Muravera, riferisce la primaria Susanna Pedditzi, “ci sono problemi di personale, sarebbe almeno il caso di dare il rimborso chilometrico ai medici che accettano di venire da Cagliari”. Per Michela Matta (San Francesco Nuoro) “sarebbe il caso che i gettonisti che in questi tre anni abbiamo formato fossero stabilizzati. In difetto non credo saremo più in grado di coprire i turni, considerando anche le ferie dei nostri medici”. Una situazione analoga a quella segnalata dai medici di San Gavino. Numeri importanti quelli del Santissima Trinità di Cagliari: 33mila pazienti l’anno, 15mila arrivano con il 118 “ma non tutti dovrebbero essere inviati”.
Da Sassari invece, il primario Paolo Pinna Parpaglia denuncia “l’afflusso in pronto soccorso a causa delle carenze della medicina del territorio ma anche per maleducazione, egoismo e perché al paziente non costa nulla. Siamo un presidio sociale aperto giorno e notte, la casa di chi è senza dimora, dell’ubriaco, del molesto. E così finisce che il pronto soccorso si paralizza. Ma sia chiaro che se viene giù l’emergenza urgenza viene giù tutta la sanità sarda”. Tra i possibili rimedi “la scuola di specializzazione in emergenza urgenza “anche nella facoltà di Cagliari e incentivi economici per i medici, come in Friuli”.
Un problema logistico è stato segnalato da Marinella Cocco (Lanusei): “Abbiamo registrato 18 ila accessi con 53 mila abitanti nel territorio di riferimento. Spesso per ragioni che non conosciamo il 118 non ci concede l’elisoccorso e così siamo costretti a portare in ambulanza a Cagliari o a Sassari pazienti con dissecazioni aortiche”.

La commissione ha poi ascoltato i manager, a cominciare da Aldo Atzori (Asl Cagliari), che ha letto alcuni numeri: 30mila accessi l’anno a Cagliari, 8 mila a Muravera e 4 mila a Isili. La maggior parte sono codici bianchi e verdi dovuti alla mancanza di medicina di base e territoriale. La manager di Oristano, Grazia Cattina, ha parlato della necessitò di “insistere sulla medicina di prossimità e sulla prevenzione” mentre Paolo Cannas (Asl Sulcis) ha detto: “Perdiamo due medici al pronto soccorso di Carbonia mentre a Iglesias la mancanza dei gettonisti ci costringerà a convenzionare i pensionati, se disponibili”. Dall’azienda Brotzu, con un pronto soccorso che lavora più di tutti gli altri sardi, una fotografia chiara della situazione: “47200 accessi l’anno per gli adulti e 18 mila pediatrici, in arrivo da mezza Sardegna. Il 26% di questi accessi diventa ricovero e genera overbooking anche negli altri reparti di medicina interna e chirurgia d’urgenza”. Per il direttore generale Maurizio Marcias “bisogna aprire al più presto gli ospedali di comunità, incrementare la telemedicina soprattutto per i pazienti cronici ed è necessario che Areus effettui uno screening più efficace dei pazienti che ci invia”. Una posizione molto simile a quella espressa da Vincenzo Serra, a capo dell’Azienda Universitaria di Cagliari. “Registriamo 32mila accessi tra pronto soccorso generale e ginecologico, il 70% sono codici bianchi o verdi che dimostrano la carenza della Medicina generale e del sistema delle guardie mediche”. Per la rete delle ambulanze pubbliche, rappresentata da Angelo Serusi (manager Areus), “nel 2025 i pronto soccorso sardi hanno registrato 470mila accessi di cui 133mila attraverso il 118. Dunque, più di due cittadini su tre vanno con i mezzi propri al pronto soccorso”. Più nel dettaglio Serusi ha spiegato che “14741 accessi sono stati in emergenza e di questi oltre l’80% è transitato per il 118 mentre nel 78% dei casi di codici minori (178mila) i pazienti si sono presentati autonomamente all’ospedale”.

Ansa

admin

Preoccupazioni stagione estiva, Cuccureddu: “Il governo garantisca la mobilità nelle Isole”

Previous article

Sardegna, nuovo piano regionale per la gestione del sovraffollamento nei pronto soccorso

Next article

You may also like

Comments

Comments are closed.

More in Nation